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  • Veronica Giovannetti

Un'abbuffata...di emozioni

Il difficile equilibrio tra cibo ed emozioni



“Affogare i dispiaceri nel cibo”. Una frase tanto metaforica quanto vera! Quante volte dopo una rottura affettiva ci siamo rifugiati nel piacere di una vaschetta di gelato, o dopo che qualcuno ci aveva fatto arrabbiare ci siamo concessi un pezzo di cioccolato per addolcire il momento. Il legame tra cibo ed emozioni è innegabile, ma non sempre è evidente a chi vive la situazione. Cerchiamo di capirne di più insieme.


Quando si parla di “abbuffata”?

Concedersi un piccolo strappo alla “dieta” che seguiamo solitamente non può essere considerato un’ abbuffata: il cibo infatti è uno dei piaceri della vita e non cedere mai al suo richiamo farebbe di noi degli automi, oltre a provocare una buona dose di frustrazione!

Per parlare di abbuffata devono essere presenti due aspetti:

· mangiare in un determinato lasso di tempo una quantità di cibo significativamente maggiore rispetto alla maggioranza delle persone;

· sensazione di perdere il controllo, ad esempio non riuscire a smettere di mangiare o non avere il controllo su cosa si sta mangiando.


Episodi di abbuffate sono caratteristici di alcuni disturbi alimentari: Bulimia Nervosa e Disturbo da Binge-Eating. Nonostante la presenza di questi episodi in entrambi i disturbi, c’è una differenza fondamentale tra i due.

Nella Bulimia Nervosa le abbuffate sono spesso seguite da ricorrenti e inappropriate condotte compensatorie, come vomito autoindotto, esercizio fisico estremo, abuso di lassativi o diuretici.

Nel Disturbo da Binge-Eating invece all’abbuffata non consegue nessun atto sistematico di eliminazione , sebbene sia molto comune provare sentimenti di colpa o di disgusto verso se stessi.


Diversi modi per tornare a sé

Qual è, allora, il legame tra cibo ed emozioni? L’abbuffata rappresenta uno dei modi per sentirsi attraverso il corpo, secondo visceralità. Così facendo, la persona cerca di ritrovare un senso di stabilità personale che, il confronto con il Mondo o l’Altro, ha messo in crisi.

A seconda della specifica situazione che la scatena, l’abbuffata può avere due sfumature differenti. Da un lato, la necessità di diminuire l’attivazione emotiva conseguente all’esposizione sociale fa sì che l’abbuffata assuma una connotazione ansiolitica. Ingerire grandi quantità di cibo in breve tempo fa sì che tutta l’attenzione si focalizzi sulla sensazione di sazietà, oscurando il contesto e le sensazioni negative da esso provocate.

Dall’altro, un’esperienza emotiva negativa e disconfermante può generare un senso di dissociazione da cui, attraverso l’abbuffata, si tenta di riemergere. Per questo motivo, l’abbuffata assume un valore attivante: la persona cerca di sopperire con il senso di sazietà alla mancanza di validazione di sé da parte dell’Altro.


Ovviamente, nella Bulimia è l’intero ciclo abbuffata-condotta di eliminazione ad assumere connotati attivanti o ansiolitici, mentre nel Disturbo da Binge-Eating è la sola abbuffata ad assumere questi significati. In ogni caso, in entrambi i disturbi il bisogno di essere approvati dall’Altro gioca un ruolo fondamentale poiché sembra essere il modo prediletto che queste persone hanno di sentirsi.


In poche parole, se manca l’approvazione dell’altro si rischia di perdere il proprio equilibrio, nel momento in cui questo accade si cerca di recuperarlo attraverso le abbuffate.


Cosa puoi fare?

La cosa migliore da fare se soffri di uno di questi disturbi è rivolgerti ad uno specialista. Intraprendendo un percorso di psicoterapia, puoi arrivare a prendere consapevolezza dei tuoi modi di essere e di stare nel Mondo e con l’Altro. Contestualizzare i momenti in cui senti di volerti abbuffare è fondamentale per comprendere quali situazioni ti provocano questo disagio e per cominciare a riposizionarti rispetto a questo tuo modo di essere.


Non lasciare che il cibo diventi un’ossessione, conoscerti è il primo passo per interrompere questo circolo vizioso.


Bibliografia

DSM 5 (2014). American Psychiatric Association. Raffaello Cortina Editore.


Liccione, D. (2019). Psicoterapia Cognitiva Neuropsicologica. Bollati Boringhieri, Torino.

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