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  • Veronica Giovannetti

Disforia di genere

Comprenderla e come affrontarla



Quanti di voi hanno mai sentito parlare di disforia di genere? Quanti sanno realmente cosa sia? Che cosa comporta?

In questo articolo troverai le risposte a queste domande e, forse, anche a quelle che non hai mai osato fare. Pensalo come una piccola guida che può aiutarti a trovare la strada più giusta per te.

Che cos’è la Disforia di Genere

Il concetto di disforia di genere, che appare così complesso e altisonante, è in realtà semplice da spiegare. Disforia deriva dal greco e significa letteralmente “mal sopportare”, mentre il termine genere si riferisce ad atteggiamenti, sentimenti e comportamenti che una determinata cultura associa al sesso biologico della persona. In poche parole, con il termine disforia di genere ci si riferisce alla sofferenza che può accompagnare l’incongruenza tra il genere esperito da un individuo e il genere assegnato. Sono nata donna, mi sento uomo. Sono nato uomo, mi sento donna.


Le persone che esperiscono questa incongruenza tra genere vissuto e sesso biologicamente determinato prendono il nome di “transgender” (mentre chi trova una corrispondenza tra la propria identità di genere e il sesso cromosomico/fenotipico si chiama “cisgender”).

Si può anche sentire di non appartenere a nessun genere specifico.


A volte succede che alcune persone transgender esperiscano un forte disagio psicologico per l’incongruenza tra il proprio sesso biologico e il genere in cui si identificano, mentre altre persone possono vivere in modo sereno la propria transessualità: è solo nel primo caso che si dovrebbe porre diagnosi di disforia di genere, perché caratteristica fondamentale di questa condizione è il forte senso di disagio e malessere legato a tale incongruenza, mentre nel secondo caso è presente solo una “non conformità di genere”.

Pertanto le persone transgender e di genere non-conforme non sono necessariamente “disturbate”. Piuttosto, è il disagio provocato dalla disforia di genere, quando presente, a dover essere diagnosticato e per il quale ci sono diversi tipi di cure. Inoltre l’esistenza di una diagnosi di disforia è necessaria per accedere al servizio sanitario.


Sara e (è) Matteo: non riconoscersi nel genere assegnato

Provate ad immaginare: voi siete Sara, all’anagrafe siete state registrate così, sui vostri documenti è scritto così. I vostri genitori vi chiamano così, e da che ne avete memoria, vi hanno comprato sempre abitini, maglioncini rosa e Barbie, quando tutto quello che avete sempre desiderato era poter indossare la stessa t-shirt di vostro fratello, o cugino, e giocare con le macchinine. Siete cresciute poi, e le prime forme che sono comparse sul vostro corpo vi hanno lasciate molto più che sorprese, a voi davano addirittura fastidio! E come potrete spiegare a mamma e papà che voi Sara non la conoscete proprio? Come farete a dir loro che preferite di gran lunga chiamarvi Matteo?

A scuola probabilmente vi sentirete un pesce fuor d’acqua, sarete etichettate come “quelle strane”, e più avanti anche sul lavoro non sarà facile spiegare quello che sentite ai colleghi, perché in fondo forse non è chiaro neanche a voi. Vi immaginate poi di doverlo dire a vostro marito? Potrebbe non capire, potrebbe non accettare.

Con il passare del tempo però, acquistate maggiore consapevolezza e, sebbene le domande e i dubbi siano tanti una cosa la sapete: dovete, volete fare qualcosa.


Come riappropriarsi di sé?

La transizione di genere, è il percorso attraverso il quale la persona si riappropria del genere al quale sente di appartenere.

L’iter prevede diversi passaggi che differiscono sotto alcuni aspetti, a seconda che si segua il protocollo ONIG (Osservatorio Nazionale Identità di Genere) o il protocollo WPATH (World Professional Association for Transgender Health ). Lo scopo è lo stesso: accompagnare gradualmente l’individuo a sentirsi se stesso!


È interessante notare che, mentre molti individui necessitano sia di cure ormonali che chirurgiche per alleviare la propria disforia di genere, altri necessitano solo di uno di questi trattamenti, ed alcuni di nessuno (spesso infatti, con l’aiuto della psicoterapia, alcuni individui riescono a ridurre il disagio e a trovare modalità alternative di esperire l’incongruenza senza ricorrere a transizioni mediche, benché questa non sia in nessun modo un’alternativa equivalente).

In alcuni casi invece cambiare il proprio ruolo o espressione di genere è sufficiente per alleviare la disforia di genere.


In altre parole, il trattamento per la disforia di genere è diventato molto più specifico per ogni individuo.


Quali soluzioni terapeutiche?

Per coloro che cercano una cura per la disforia di genere, sono possibili diverse soluzioni terapeutiche. Come già accennato, il trattamento è altamente individualizzato, per cui possono esserci delle variazioni nel numero, nel tipo e nell’ordine degli interventi.

Le varie opzioni terapeutiche comprendono:


· Cambio di espressione e del ruolo di genere (che possono comprendere il

vivere sempre o quasi sempre in un ruolo di genere diverso, coerente con la propria identità di genere);


· Terapia ormonale per femminilizzare o mascolinizzare il corpo;


· Chirurgia per cambiare le caratteristiche sessuali primarie o secondarie (ad es., seno/torace, genitali interni/esterni, caratteristiche del viso, forma del corpo);


· Psicoterapia (individuale, di coppia, familiare o di gruppo) con lo scopo di esplorare le varie identità/ruoli/espressioni di genere, modificare l’impatto negativo della disforia di genere e lo stigma sulla salute mentale, migliorare il supporto sociale, anche tra pari, migliorare l’immagine del corpo, promuovere la capacità di recupero.


La maggior parte di questi trattamenti, ad esclusione della psicoterapia e della transizione sociale, è accessibile sono con la diagnosi di disforia di genere.


Quattro consigli per sostenere la transizione di genere

Affrontare una situazione di questo tipo mette a dura prova chi la vive in prima persona e chi gli sta intorno, perciò ecco alcuni consigli.

· Contatta uno psicologo: È importante rivolgersi quanto prima ad una figura professionale qualificata e in grado di indirizzare la persona verso il percorso migliore per lei/lui. Non è un traguardo semplice da raggiungere ed è importante avere presente possibili complicanze e limiti. Per questo lo psicologo è fondamentale, perché è in grado di dare supporto sia da un punto di vista pratico che emotivo: il cambiamento a cui si va incontro non è solamente fisico ma è anche legato alla propria identità!


· Vinci la paura: Mettersi in discussione ad un livello così profondo può portare all’isolamento, perché non ci si sente accettati, si ha paura dei pregiudizi e delle critiche, perché ci si sente sbagliati o non normali, ma significa anche essere sicuri di chi siamo e avere le idee chiare su chi vogliamo essere. Ricorda che chi ti vuole bene ti sarà vicino qualunque decisione prenderai.


· Chiedi aiuto: Circondati di persone che possono concretamente aiutarti e non lasciarti solo in questo momento di fragilità. E, se sei dall’altra parte della barricata, prova ad ascoltare la richiesta di aiuto di chi ti sta accanto e ad accoglierla: non sentirsi accettati può aggravare il disagio esperito.


· Legittima le tue sensazioni: Sentire è ciò che ci rende esseri umani, non c’è giusto o sbagliato nel sentirsi in questo o in quel modo. Sentirsi uomo o donna non è solo questione di pensiero ma è una sensazione pre-riflessiva: arriva prima di pensarci e svela chi sei.

Forse potrebbe sembrare una cosa “contro natura” cambiare a livello così radicale, ma non riconoscerti nella vita che stai vivendo non è forse peggio? In fondo, contro natura c’è solo l’ananas sulla pizza!


Bibliografia

DSM 5 (2014). American Psychiatric Association. Raffaello Cortina Editore.

Liccione, D., Liccione D. (2016). Il primo colloquio in psicoterapia. Libreriauniversitaria Edizioni.

Prunas, A., Mattia Mognetti, M., Hartmann, D., & Bini, M. (2013). La valutazione della disforia di genere: la versione italiana del gender identity/gender dysphoria questionnaire. Rivista di Sessuologia Clinica, 1, 35-5.

Standards of Care per la Salute di Persone Transessuali, Transgender e di Genere Non-Conforme. The World Professional Association for Transgender Health 7a Versione

Sitografia


Osservatorio Nazionale sull’Identità di Genere www.onig.it

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